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Hybris

  • 3 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

È passato ormai quasi un anno dalla prima volta che abbiamo etichettato la

nostra new entry, Hybris.

Ma cosa si cela dietro questo nome così strano?

Hybris (pronuncia iubris) è una parola che deriva dal greco antico e che

significa tracotanza, arrogranza.

In che senso tracotanza?

Il mondo greco era diviso in due dimensioni: la dimensione umana, terrena, e

la dimensione divina, olimpica, inarrivabile, non disputabile.

La conoscenza era patrimonio assoluto delle divinità, mentre all’uomo

era data un’unica sola vera forma di conoscenza: il sapere di non sapere. In

altre parole, l’umiltà.

I miti greci sono stracolmi di racconti in cui l’eroe sfida le divinità diventando

empio di Hybris: da Icaro a Edipo, da Prometeo a Ulisse.

Se gli eroi raccontati nel mito ricevevano punizioni eterne per la loro

arroganza, facendo un salto in avanti di oltre duemila anni ci troviamo in una

situazione in cui non solo avere la curiosità di andare oltre non è

condannabile, ma è auspicabile.


Commettere un atto di ribellione allo status quo, non dare per buone le regole

che ci vengono imposte, ma cercare di sovvertile, anche a volte a costo di

scardinare l’ordine perfetto ed immutabile del Kosmos, delle cose che “sono

sempre state in un certo modo e così devono restare”, è oggi elemento

essenziale di sopravvivenza e di adattamento al cambiamento.

E se si parla di cambiamento, di dis-ordine, non si può di certo non far

riferimento a Bacco.

Dioniso per i Greci, Bacco per i Romani, era il Dio del vino e della

vendemmia, del piacere dei sensi e del divertimento.

Ma era anche la divinità più ambivalente di tutto il Pantheon: da un lato

dispensatore di doni e di piacere, protagonista delle possessioni estatiche,

sempre ebbro e portatore di allegria, dall’altro simbolo di follia, di energia

distruttiva e di morte.

L’etichetta del nostro Hybris non è altro che il quadro Bacco del rinomato

artista saccense Franco Accursio Gulino, oggi visibile nell’apposita sala delle

Cantine dedicata all’artista.

Nell’opera di Gulino è ben visibile come Bacco incarni tratti sia maschili che

femminili, diventando simbolo di diversità e ambiguità.

Due facce della stessa medaglia che rappresentano perfettamente il disagio

della società odierna e di ognuno di noi.


Il nostro Hybris vuole quindi essere un invito, in questo momento di

profonda crisi storica, a non accettare l’imposto, ad andare contro, ad

andare oltre, a ribellarci all’inerzia odierna per accogliere e dare spazio

all’ambiguo, al diverso, al non conforme, allo strano, all’allegro, al

cambiamento.

 
 
 

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